RIFLESSIONI

    di Coleen (Cbtreks@aol.com)


    PREMESSA DELL'AUTRICE - Salve a tutti. Sono stata a guardare per qualche settimana, traendo il massimo piacere da ogni minuto; credo sia venuto il momento per me di restituire il favore che tutti voi mi avete reso, pubblicando i vostri bei racconti. (Spero che voi lo considererete un favore restituito!) Questa è la prima volta che pubblico un racconto qui ed è il primo racconto su Star Trek, che io abbia mai scritto. Avevo buttato giù qualche appunto e qualche traccia, circa 15 anni fa, ma non ne ho mai fatto niente.Questo l'ho scritto in una notte dell'Agosto 1995; mi è venuto spontaneo. Le prime parole sembravano essere lì, sospese nell'aria, finché non le ho prese e messe su carta. (Era il retro di una busta, se ricordo bene. Il ché non significa che io consideri questa cosa un'equivalente della Dichiarazione di Gettysburg! <g>) Il resto è venuto praticamente da sé, cosa che non accade spesso (nemmeno per cose brevi come questa), come tutti gli scrittori ben sanno.

    Circa quattro mesi più tardi, ho ottenuto finalmente il collegamento alla rete e, poco dopo, su America On Line's Star Trek Record Banks, ho trovato un racconto intitolato "Vecchie conoscenze" di Amy Vincent. Imaginate la mia sorpresa quando l'ho letto e ho scoperto che il soggetto era quasi identico a quello del mio, sebbene Amy lo abbia sviluppato in modo diverso. Penso sia stato un bel caso di sincronia.

    Dunque - ecco qua!

    DISCLAIMER - La Paramount è padrona del mondo; il racconto è mio. Distribuitelo/archiviatelo come volete, ma, per favore, lasciate la premessa e il mio nome in cima. I commenti sono graditi!

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    Riflessioni


    E' morto in pace, così mi hanno detto, sebbene un secolo di frequentazione con il Dottore mi faccia dubitare di questa affermazione. Nonostante le apparenze, per quanto ne so, lui non è mai stato in pace.

    Confesso di essere stato sorpreso dalla notizia della sua morte. Non dalla morte in sé, 145 anni sono tanti per un Umano, anche al giorno d'oggi. Ciò che mi sorprende è di non averlo saputo finché non me l'hanno detto. Siamo stati molto vicini, in passato, (lui ha portato in sé la mia anima) e ho sempre supposto che sarei stato consapevole della sua morte, quando fosse avvenuta. Le supposizioni sono illogiche.

    Ho sentito quando è morto il Capitano: ho avvertito, come un dolore fisico, lo spezzarsi del legame. Sapevo che non era morto sull'Enterprise B, come dice la storia, anche se sentivo che ritrovarlo era al di là delle nostre possibilità. Non l'ho mai detto a nessuno. Non ho voluto ferire i loro sentimenti. Quando è morto nel Nexus (decenni dopo il "fatto" storico), allora ho saputo e l'ho pianto; non prima.

    Questa affermazione non è del tutto esatta. Avevo pianto la sfortunata e, devo ammetterlo, impensabile, fine della nostra amicizia, anni prima.

    Ho sofferto più profondamente per il Dottore. Non mi vergogno a dirlo. Persino il popolo di mio padre ammette il dolore, sia pure in modo rituale, e, col passar degli anni, ho imparato a riconoscere le emozioni con la stessa facilità della gente di mia madre, anche se solo con pochi. Lui era uno di quelli. Egli direbbe che, con il tempo, ho imparato a "vivere bene nella mia pelle". (Un interessante modo di dire).

    C'è stato un tempo, ormai lontano, in cui, se mi avessero detto che un giorno avrei pensato al Dottore come a qualcuno più vicino di uno del mio stesso sangue e che avrei sentito la sua mancanza, non ci avrei creduto. Comunque, quando un uomo tiene una vita nelle sue mani, la relazione di necessità cambia. Ancor più se quella che ha in mano è la vita eterna, come una volta lui ha tenuto la mia. Da allora, entrambi abbiamo imparato a riconoscere il rispetto che avevamo sempre avuto l'uno per l'altro e l'amicizia che ne era scaturita nel corso degli anni. Quando la nostra amicizia col Capitano si è rotta, quella fra noi è consolidata. Persino quando non eravamo più in contatto - quando io "scomparvi" su Romulus, per favorire quella che speravo potesse essere una riunificazione fra il mio popolo e i Romulani - c'era ancora un legame. Quindi ho sempre pensato che lo avrei sentito.

    Il Dottore era un uomo tormentato, mai in pace, per tutto il tempo che l'ho conosciuto. Forse è per questo che, all'inizio, ci scontravamo così di frequente. Forse ciascuno di noi vedeva il tumulto che si nascondeva nell'altro (il mio dietro la facciata di impassibilità, il suo dietro a quella del cinismo) e gli si avventava contro, non potendo combattere il proprio. Ho osservato che gli Umani sono spesso irritati da quelle caratteristiche che maggiormente odiano in se stessi. (Ormai non sono più così giovane o così arrogante da negare la mia parte umana). Io sono stato in grado di raggiungere la pace interiore, liberandomi di quel tumulto che ha caratterizzato la prima parte della mia vita. Dubito che il Dottore abbia avuto la stessa fortuna. Sono sicuro che, come disse il poeta terrestre, non se ne sia andato "docile in quella buona notte".