IL MALE OSCURO

    di Anna Perotti


    SOMMARIO: Ancora una volta, Spock è malato (povero ragazzo, qualcuno dovrebbe fare qualcosa per lui!). Al Dottor McCoy tocca scoprire di che si tratta, al Capitano Kirk tocca preoccuparsi. Caso mai non si fosse capito, questa NON è una storia h/c!
    LIBERATORIA: Star Trek è proprietà degli Studi Paramount, quello che segue è un lavoro amatoriale senza scopo di lucro. Ogni eventuale rassomiglianza con persone o fatti reali è puramente casuale.
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    IL MALE OSCURO

    Fu per puro caso che lo sguardo del Capitano Kirk cadde sul cronometro proprio nel momento in cui Spock usciva dal turboelevatore, altrimenti non avrebbe mai notato quei pochi minuti di ritardo. La sua prima reazione fu di premere il pulsante di verifica dello strumento. Altri due display si illuminarono accanto al primo: segnavano tutti la stessa ora. Ancora incredulo, si girò verso il Primo Ufficiale, che gli sembrò più pallido del solito, tranne che per due lievi chiazze verdi sulle guance:

    "Qualcosa non va, Signor Spock? ha una brutta cera."

    "Un ... malessere senza importanza, Signore," rispose il Vulcaniano, dopo una breve esitazione, durante la quale doveva aver resistito all'illogica tentazione di negare l'evidenza "ma che certo non mi impedirà di svolgere normalmente il mio lavoro!" si affrettò ad aggiungere con decisione.

    "Dovrebbe marcare visita."

    "Lo farò, Signore, appena terminato il mio turno di servizio, sempre che il malessere, cui accennavo, non scompaia spontaneamente nel frattempo."

    Il tono paziente, assolutamente rispettoso, lasciava chiaramente intendere: "Fatti gli affari tuoi!" e Jim rinunciò ad insistere, ma non poté fare a meno di preoccuparsi. Nella mezz'ora che seguì continuò a tenere d'occhio Spock, intento alle sue abituali occupazioni, che svolgeva con la solita meticolosità. A tratti, però, gli parve di sentire uno strano suono, come ... un tirar su col naso, ... possibile che il suo indistruttibile Primo Ufficiale vulcaniano si fosse buscato un raffreddore?

    "Possibile sì!" pensò Kirk, con una punta di irritazione, ricordando gli avvenimenti degli ultimi giorni: avevano avuto l'ordine di provvedere allo sgombero della base scientifica di Krion IV, divenuta malsicura, dopo che in un pianeta dello stesso sistema solare era scoppiata una guerra civile dagli esiti quanto mai incerti. Il personale civile era già stato evacuato, all'Enterprise era toccato il compito di recuperare materiali e attrezzature. Occorreva far presto: per oltre 76 ore diverse squadre di tecnici si erano alternate sulla superficie del planetoide per smontare ed imballare le sofisticate apparecchiature, alcune delle quali erano uniche in tutta la Federazione. Spock aveva voluto dirigere personalmente l'operazione per tutta la sua durata, rifiutando di farsi sostituire, anche solo per poche ore. Ignorando le proteste del Capitano, aveva continuato a lavorare imperterrito, sotto una pioggia battente, che li aveva accompagnati per tutto il tempo.

    "Ben ti sta, Vulcaniano testardo!" pensò Kirk, ripensando a come lo aveva visto risalire (per ultimo!), fradicio e infreddolito, ma perfettamente soddisfatto di se stesso.

    Intanto l'Enterprise era entrata in una zona gravemente disturbata da forti turbolenze magnetiche, il Capitano dovette concentrarsi sul governo della nave, dimenticandosi delle condizioni di salute del Primo Ufficiale.

    "Sembra che ne siamo fuori!" La voce di Chekov tradiva un evidente sollievo: anche se non avevano mai corso un reale pericolo, le ultime due ore non erano state certo piacevoli.

    "Tenente Uhura, dia il cessato allarme e chieda il rapporto danni."

    Nell'impartire quest'ordine Kirk si girò verso l'Ufficiale alle comunicazioni, che, senza dire una parola, accennò con lo sguardo verso la postazione di Spock.

    Spock: era chino sui suoi strumenti, le braccia strette intorno al corpo, scosso da lunghi brividi; la faccia aveva assunto un colorito verde pallido, che prendeva una tonalità più accesa sulle orecchie e sugli zigomi; gli occhi erano due fessure, sotto le palpebre gonfie.

    "Spock! in infermeria, subito!"

    Kirk aveva usato il suo tono più autoritario ed era fermamente deciso a non lasciarsi smontare da qualunque logica argomentazione gli fosse stata opposta. Fu però assai sconcertato quando vide il Vulcaniano alzarsi, con qualche difficoltà, dalla sedia e avviarsi docilmente verso il turboelevatore.
    La cosa doveva essere ancora più grave di quanto gli era sembrata! seriamente preoccupato, si affrettò ad affidare il comando a Sulu e seguì Spock.

    Quando le porte del turboelevatore si furono richiuse, il Vulcaniano si appoggiò pesantemente alla parete, rinunciando a qualsiasi tentativo di autocontrollo.

    "Spock, ma che cos'ha?" "Io ... non lo so, Signore, ... non mi era mai successa una cosa simile ..."

    Kirk non avrebbe saputo dire quanto tempo fosse passato da quando era giunto in infermeria con Spock. Il Dott. McCoy, data un'occhiata al paziente, ne aveva disposto l'immediato ricovero in una corsia di isolamento, aveva ordinato ad un'atterrita Christine Chapel di eseguire certi prelievi ed era sparito con lei in laboratorio, non senza aver prima rassicurato il Capitano con una di quelle frasi di circostanza, cui ricorrono i medici quando non sanno che pesci pigliare. A Jim non era rimasto altro che aspettare, cosa per cui non era molto tagliato, infatti gli riusciva malissimo: continuava ad aggirarsi nervosamente per i corridoi dell'infermeria, agitato da cupi presagi e oscuri sensi di colpa. A causa della sua debolezza, Spock, il suo amico Spock, giaceva in un letto, malato, forse in pericolo di vita, e lui non poteva neanche stargli vicino! Sconsolato, si ritrovò a fissare la porta, inesorabilmente chiusa, che lo separava dall'amico. Proprio in quel momento la porta si aprì e una giovane infermiera, con un vassoio carico di boccette multicolori, tentò di uscirne:

    "Ops, mi scusi, Capitano ..." balbettò confusa la ragazza. Quello che le stava davanti non era solo il comandante della nave, ma anche il protagonista dei suoi migliori sogni. Arrossì violentemente, si guardò intorno incerta, cercando disperatamente di ricordare perché si trovasse lì, infine, con un estremo sforzo di volontà, riuscì a sgattaiolare di lato e fuggì via, ... dimenticando di chiudersi la porta alle spalle ...

    James T. Kirk esitò qualche istante, guardandosi intorno con circospezione. Certo McCoy era stato categorico, ma la tentazione era troppo forte! ... prima che arrivasse qualcuno ad impedirglielo, varcò rapidamente la soglia e si addentrò, deciso, nella stanza. Ciò che trovò non fece altro che aumentare il suo sgomento: Spock giaceva raggomitolato sotto un mucchio di coperte, di lui erano visibili soltanto una mano e parte del viso, che apparivano fittamente cosparse di piccole macchie verde-scuro; uno spettacolo impressionante!

    "Ma bene! come farò a mantenere l'ordine qua dentro, se il Capitano in persona dà il cattivo esempio, infischiandosene delle mie disposizioni?"

    La voce di McCoy lo fece sobbalzare: non lo aveva sentito arrivare.

    "Bones, ha scoperto di che si tratta?"

    "Sì, ho dovuto consultare tutti i testi medicina vulcaniana, ma alla fine ..." Il nome della malattia aveva un suono oscuro e minaccioso:

    "E' ..., è grave?"

    "No, Jim, si rilassi: qualche giorno di riposo e un po' di antibiotici e tornerà come nuovo! ... Certo lui sembra averla presa in forma piuttosto violenta, ma è sempre così con questo genere di malattie, quando si contraggono da adulti!"

    "Ma insomma, cos'è?"

    "E' una malattia esantematica dell'età infantile ..." borbottò il mucchio di coperte con voce impastata.

    "Ma sentilo! è più morto che vivo e non rinuncia a pontificare!"

    "Vuol dire ... una specie di ... morbillo? ..."

    Jim dovette ricorrere ad un estremo sforzo di volontà, per non scoppiare a ridere dal sollievo, tanto più che Spock si tirato su a sedere sul letto, mostrandosi in tutto il suo verde splendore:

    "Quello che non capisco, Dottore," Spock appariva pensieroso "è dove mai posso averla presa ..."

    "Se non lo sa Lei, amico mio, ... aspetti: qualche settimana fa, in quella colonia vulcaniana, non è stato invitato a tenere alcune conferenze in una scuola?"

    "Sì, un'esperienza molto interessante. L'incontro con quelle giovani menti ..."

    "Beh, le giovani menti le hanno lasciato un ricordino!"

    "Ci sarà pericolo di contagio?" si intromise Kirk.

    "No, Jim, lo escludo. Naturalmente farò controllare tutti coloro che hanno avuto contatti con Spock, in questi ultimi giorni, ma sono sicuro che non si troverà niente; è un virus molto specializzato, colpisce solo i Vulcaniani e, fra questi, i soggetti più deboli: bambini o ... adulti sconsiderati, che amano sottoporre il loro organismo a STRESS ECCESSIVI!"

    L'ultima frase era stata pronunciata in allusivo crescendo; Spock fu sul punto di replicare, ma non trovò niente da dire, fece un goffo tentativo di sollevare un sopracciglio, lottando contro le palpebre appesantite dalla febbre, infine decise che la cosa più logica da fare era riaccomodarsi sotto le coperte e rimettersi a dormire.