di Anna Perotti
SOMMARIO: Breve storia su Spock che insegna all'Accademia della Flotta Stellare, un gatto e difetto del computer.CACCIA ALL'INTRUSO
Spock era intento ad esaminare i lavori dei cadetti dell'ultimo anno. Sul visore passavano calcoli, disegni e diagrammi, accompagnati talvolta da qualche parola di commento; era un ripetersi continuo, quasi un moto circolare, della stessa soluzione, piattamente applicata a uno stesso problema. Solo ogni tanto un passaggio più ingegnoso, un procedimento di calcolo più fine, una deduzione più brillante riuscivano ad accendere l'interesse e a stimolare la riflessione.Altre volte a rompere la monotonia erano singolari strafalcioni, stupefacenti nella loro assurdità, ma comunque affascinanti per la curiosità di ricostruire il cammino del ragionamento e di rintracciare il punto in cui, pur disponendo degli elementi necessari per procedere diritto, esso aveva deviato verso la soluzione anomala. Tratto in inganno da cosa? ... A dire il vero, nella maggior parte dei casi si trattava di semplice ignoranza, ma non sempre ... poteva essere il gusto della scoperta, il desiderio di tentare la soluzione mai tentata ... la noia per un procedimento troppo spesso usato ...
Spock bloccò lo scorrimento del nastro e si stiracchiò sulla sedia, concedendosi una pausa. Quanto a noia, quel lavoro non aveva niente da invidiare allo sviluppo della serie dei numeri naturali da uno a centomila, ma il risultato di quel test era troppo importante per lasciarlo esaminare ai suoi assistenti. Quella era infatti l'ultima di una serie di prove tese a valutare il grado di preparazione generale dei cadetti e a stabilire chi fra loro fosse pronto per iniziare la fase successiva dell'addestramento: il tirocinio pratico a bordo dell'Enterprise. Per alcune settimane la nave sarebbe stata accudita e manovrata da quattrocento giovani allievi, molti dei quali non erano mai usciti dall'atmosfera.
... Un suono lieve, appena percettibile, ma familiare, attirò la sua attenzione.
"Izzy?" chiamò, Spock, alzandosi.
Izzy era una grossa gatta tigrata, appartenente ad uno dei furieri ... almeno questo era ciò che il Capo Sowalsky credeva; Spock era piuttosto propenso a ritenere che fosse il sottufficiale ad appartenere alla gatta; Izzy poi sembrava fermamente convinta che tutto il blocco servizi e buona parte degli alloggi ufficiali (abitanti compresi) fossero sua esclusiva proprietà e si regolava di conseguenza. In quel momento doveva essere impegnata in uno dei suoi giri di ispezione.
In condizioni normali, Spock non se ne sarebbe dato pensiero. Di solito la compagnia di quel piccolo, grazioso animale terrestre gli era gradita. In quei giorni però la bestiola era gravida e visibilmente prossima al parto; una circostanza questa che non mancava di metterlo in allarme da quando, tempo addietro, Izzy aveva mostrato di ritenere che una delle sue borse da viaggio fosse il luogo più adatto per accogliere nel mondo la sua prole.
Il rumore era venuto dal reparto notte e Spock vi si diresse, fermamente deciso a difendere il suo territorio. Appena ebbe varcato la soglia, Izzy gli andò incontro come chi stesse aspettando giusto lui e prese a strofinarglisi fra le gambe, ronfando come un phaser sotto carica.
Con un sopracciglio inarcato, Spock contemplò quella magistrale interpretazione dell'innocenza in forma felina. Avrebbe potuto persino crederci, se non fosse stato per il leggero tonfo, che il suo sensibilissimo udito aveva colto, proprio un attimo prima di entrare, e per la lieve ammaccatura sulla coperta del letto, che rivelava al suo occhio attento il punto in cui la sua ospite se ne era stata comodamente sdraiata, finché non lo aveva sentito arrivare.
Con delicatezza, Spock sollevò la gatta e la portò fuori dell'alloggio, depositandola nel corridoio, quindi richiuse la porta, avendo cura di bloccare la serratura: Izzy possedeva infatti un'abilità straordinaria nell'aprire porte, sportelli e cassetti ... da fare invidia ad uno scassinatore professionista!
Stava per riprendere il lavoro interrotto, quando il trillo dell'intercom lo bloccò.
"Signor Spock, può venire subito nella sala del simulatore? È urgente! ..." La voce di Scott aveva il tono della grandi catastrofi.
Appena lo vide arrivare, Scott gli andò incontro con fare concitato.
"E' inaudito, Signore, lo hanno fatto di nuovo! Venga a vedere ..."
Spock si lasciò guidare verso un terminale del computer di servizio, mentre nella sua mente cominciava a farsi strada un'idea di cosa potesse aver causato tanta agitazione nell'ingegnere capo.
"Stavo revisionando l'impianto di alimentazione del pannello principale ... avevamo avuto dei problemi, durante le ultime esercitazioni, ricorda?"
Spock annuì con espressione stoica. "Ricordo perfettamente. Venga al punto, per favore."
"Ecco ... naturalmente ho avuto bisogno di consultare gli schemi ... Computer, diagramma tridimensionale, sezione F/12, settore 4B ... Ecco, stia a vedere cosa succede."
Sul monitor apparvero dapprima i disegni richiesti, accompagnati dalla voce metallica del computer, che ne illustrava i contenuti. Poi, improvvisamente, le linee presero a muoversi velocemente, andando a comporre una figura completamente diversa: una faccina sorridente, cosparsa di lentiggini e incorniciata da due buffe treccine rivolte all'insù. Contemporaneamente, la voce salì di tono fino a raggiungere un timbro infantile e si mise a cantare un'allegra filastrocca."
"Interessante" commentò Spock.
"Interessante un corno! ... Uh ... mi scusi, Signore, ma se penso a quello che questi manigoldi potranno combinare una volta a bordo dell'Enterprise ..."
"Signor Scott, l'Enterprise è una nave da guerra: i suoi sistemi di sicurezza sono progettati per far fronte a ben altro che qualche studente burlone."
"Con tutto il rispetto, Signore, credo che potrei aggirare quei sistemi di sicurezza in poche ore, se volessi ... Intendo dire gli analoghi di un'altra nave, ovviamente ..."
Spock fissò per un istante l'ingegnere, inarcando un sopracciglio.
"Davvero, Signor Scott? I miei complimenti. Io ricordo di averci provato, una volta, senza riuscirci ... Forse, se avessi avuto più tempo ..."
"Lei ci ha ... cosa? Quando?"
"Quando ero all'Accademia, naturalmente ... In ogni caso, Signor Scott," proseguì Spock., girando deliberatamente le spalle alla faccia sbalordita dello Scozzese, "faremo in modo che siano troppo occupati per dedicarsi a questo genere di giochetti."
"Quanto a questo può scommetterci!" esclamò Scott, riacquistando di colpo la sua naturale baldanza. "Ho già in mente un mio programmino. Li sistemerò a dovere, non dubiti."
Spock non ne dubitava affatto. Trascorse il resto della giornata a dare la caccia al programma intruso (abilmente mimetizzato all'interno dei moduli per la consultazione della biblioteca tecnica) e ad elaborare nuovi codici di accesso ai moduli sorgenti. Naturalmente sarebbe stato più semplice installare un sistema di sicurezza basato sul riconoscimento delle impronte vocali o altri dati biologici del personale autorizzato, ma gli amministratori dell'Accademia ritenevano tali dispositivi troppo costosi, in rapporto alle informazioni da proteggere ... ovviamente il tempo del Capitano Spock era un dettaglio del tutto irrilevante!
Una volta recuperati gli schemi, Scott aveva fatto presto a risolvere i suoi problemi con l'impianto di alimentazione e si era spontaneamente offerto di aiutare il suo comandante, ancora occupato a controllare che la simpatica bambina non avesse dei fratellini nascosti da qualche parte, pronti ad entrare in azione. Ogni volta che individuavano un modulo manomesso, lo Scozzese esplodeva in sonore invettive, accompagnate da progetti di rappresaglia sempre più cruenti.
"Maledetti delinquenti, se solo riuscissi a pizzicarli sul fatto ... Lei, Signore, dovrebbe essere in grado di identificarli, sono i suoi allievi ... Non mi venga a dire che non immagina chi possa essere stato; non ce ne devono essere poi molti capaci di combinare una cosa simile."
"Talvolta, certi studenti dedicano a questo genere di cose energie e talenti del tutto insospettabili."
"Andiamo, non posso crederci ... Non vorrà fargliela passare liscia?"
No, Spock non aveva nessuna intenzione di lasciare impuniti i colpevoli e, naturalmente, aveva un'idea ben precisa della loro identità, ma non avrebbe mai consegnato quelli che erano, dopo tutto, alcuni dei suoi allievi migliori nelle mani di uno che andava farneticando delle gloriose tradizioni dei collegi scozzesi, dove, a suo dire, si applicavano ancora le pene corporali!
Oppose quindi a quella incessante marea di domande, brontolii e imprecazioni la sua più impenetrabile maschera vulcaniana. D'altro canto, era ormai da tempo che la scomposta emotività dell'ingegnere aveva cessato di infastidirlo o anche solo di sorprenderlo. Anni di consuetudine e una profonda stima reciproca consentivano a due uomini, che sembravano possedere tutte le caratteristiche necessarie a darsi reciprocamente sui nervi, di lavorare insieme in perfetta armonia. Formavano una squadra formidabile: in poche ore, l'ordine fu ristabilito nelle memorie del computer.
Infine, per la gioia dello Scozzese, Spock mise a punto un programma finalizzato ad incastrare chiunque avesse tentato nuovamente di accedere ai livelli di memoria proibiti, dandogli nello stesso tempo una lezione esemplare.
A Scott parve di intravedere, dietro alla raffinatezza vulcaniana di quella trappola, un pizzico di malizia umana, ma, naturalmente, si guardò bene dal dar voce a quel pensiero. Se da un lato poteva tollerare di buon grado qualche intemperanza verbale e modi troppo spicci, il suo superiore non gli avrebbe mai perdonato una simile insinuazione.
Spock uscì dalla doccia, aggiustandosi l'accappatoio ... Avrebbe dovuto lavorare tutta la notte per riguadagnare il tempo perduto! Distrattamente, infilò una mano nel cassetto della biancheria, per prendere gli indumenti che gli servivano. Un dolore improvviso, accompagnato da un soffio minaccioso, lo costrinse a ritrarsi bruscamente.
Con cautela, mantenendosi a prudente distanza, si chinò, tirando lentamente il cassetto, quanto bastava per vedere all'interno. Due occhi gialli lo fissavano freddi, ostili, tanto da stentare a riconoscere, dietro di essi, il musetto grazioso di Izzy ... la stessa Izzy, che di solito gli si strofinava dolcemente contro, facendo le fusa e, appena lui glielo consentiva, si addormentava appallottolata sulle sue ginocchia.
La causa della trasformazione di un affettuoso animale domestico in una belva feroce era ... un mucchietto peloso, che si agitava in una confusione di minuscole teste, code e zampe. Perfino l'infallibile cervello matematico di Spock ebbe qualche incertezza nel determinare l'esatto numero dei gattini. L'unica cosa sicura era che Izzy avrebbe lasciato quel cassetto solo quando lo avesse ritenuto opportuno e qualsiasi tentativo di forzare la sua decisione avrebbe potuto portare conseguenze alquanto spiacevoli.
Rassegnato, Spock diede un ultimo, malinconico, sguardo a quelli che erano stati immacolati capi di biancheria, divenuti ormai inservibili. Ora aveva un nuovo problema da risolvere ... e di non facile soluzione.