MOULIN ROUGE!

(ri)costruendo il musical
di Fabrizio Pirovano

Moulin Rouge di Baz Luhrmann è un musical che si guarda allo specchio, si trova invecchiato dal punto di vista della narrazione e decide di rinnovarsi attraverso la musica. Sconvolgendo e stravolgendo tutti i canoni, tutte le gerarchie prestabilite, Moulin Rouge riesce nel suo intento di creare uno spettacolo spettacolare che ha come unica ed assoluta protagonista la musica, la canzone, esaltata attraverso un mezzo legato quasi esclusivamente all'immagine come il cinema.

Note postmoderne
Si sente spesso utilizzare a proposito di diverse espressioni culturali (letteratura, cinema, musica) un sostantivo come postmoderno. Un sostantivo di difficile definizione, data la complessità e la varietà del fenomeno culturale che con tale vocabolo viene indicato. Una difficoltà accentuata dalla significativa mancanza di una singola ed esaustiva definizione di postmoderno. Molto spesso è più facile fare riferimento ad una singola opera, sia essa letteraria, cinematografica, musicale o semplicemente artistica, per rendere più facilmente comprensibile la complessità del postmoderno. Moulin Rouge è un'opera postmoderna sia nella sua forma visiva e quindi più legata al cinema, sia nella sua accezione sonora e quindi più legata alla musica. Anzi è proprio nel versante musicale che si manifesta appieno, e forse per la prima volta in un musical, l'appartenenza dell'opera al pensiero postmoderno. É perciò necessario fornire al fruitore dell'opera una sorta di guida, di griglia critica. 

- Rifiuto della gerarchia. Cioè il rifiuto sistematico, a volte parodiato, a volte più serio, di qualsiasi autorità precostituita. Tutto, ma proprio tutto, viene messo in discussione, dall'unità del linguaggio, al concetto di tempo, alla stessa unità della struttura narrativa. Ovviamente da questo gran rifiuto scaturiscono gran parte delle caratteristiche del postmoderno. 

- Ironia. In assenza di un principio cardinale dominante o di un paradigma al quale rifarsi non rimane che rivolgersi al gioco, al dialogo, all'allegoria e alla self reflection, in una sola parola all'ironia e all'autoironia. 

- Decanonizzazione. Considerata nella sua più ampia concezione; viene cioè ad investire tutti i vari canoni, tutte le manifestazioni di autorità. Il canone è avviato verso la completa anarchia. 

- Perdita della teleologia. Una totale mancanza di scopi e obiettivi precisi della narrazione: non esiste più un finale catartico e risolutore, addirittura non esiste più una fine. Molto spesso ci si trova di fronte ad un finale aperto, un finale che addirittura talvolta non coincide più con il termine del momento della fruizione. 

- Circolarità. Non esiste progressione temporale, solo ripetizione. La narrazione non è più teleologica ma circolare. Il concetto stesso di tempo viene analizzato e sezionato: presente, futuro, passato sono considerate solo categorie precostituite e come tali rifiutate in toto. 

- Frammentazione. Ogni segmento narrativo è da considerarsi sullo stesso piano d'importanza rispetto a tutti gli altri. Non esiste più una gerarchia narrativa. Il postmoderno crede solo nei frammenti e pertanto il suo intento è quello di creare delle narrazioni il più possibile frammentarie e disconnesse, aumentando in maniera esponenziale o autocosciente la difficoltà di comprensione dell'opera. 

- Molteplicità. Può essere raggiunta sovrapponendo diverse immagini o materiali, assicurandosi che provengano da fonti divergenti. 

- Indeterminatezza. Tutte le ambiguità, le rotture, gli spostamenti… L'indeterminatezza è la costituente del mondo contemporaneo. 

- Rivitalizzare il genere. Per segnalarne apertamente le sue convenzioni, per giocare con esse, per divertirsi con esse. 

- Ibridazione. O la replicazione mutante del genere, che include la parodia, il travestitismo, il pastiche. I cliché, il kitsch sono presenti, coccolati e criticati allo stesso tempo. 

- Selflessness, Depthlessness. L'uguale importanza attribuita ad ogni frammento narrativo impedisce qualsiasi tipo di introspezione nei personaggi, i quali risultano costituiti da più sé non sovrapposti, ma giustapposti all'altro. Non più una narrazione che si spinge in profondità, ma che si perde su diverse superfici. 

- Nothingness. Caos e nulla diventano valori positivi perché permettono di dare spazio all'immaginazione, alla creatività, alle diverse soggettività. 

- Partecipazione, Azione. L'indeterminatezza chiama in causa direttamente la partecipazione dello spettatore/lettore. I vuoti appositamente lasciati devono essere colmati, le saturazioni messe in evidenza devono essere sanate. Il testo postmoderno, verbale, visivo o sonoro, invita alla partecipazione: esige di essere riscritto, rivisitato, analizzato dal fruitore, non più spettatore/lettore passivo ma personaggio attivo all'interno del processo di comunicazione. 

- Carnevalizzazione. Emerge l'ethos comico ed assurdo del postmoderno, la volontà di negare, sconvolgendo dall'interno, qualsiasi tipo di ordine precostituito.

Lo specchio del passato
Il tentativo dell'operazione Moulin Rouge è quello di restituire ad un genere classico hollywoodiano come il musical nuova linfa e nuova visibilità partendo proprio dalle sue caratteristiche peculiari. Una rivitalizzazione del genere che ritiene necessario un ritorno al passato per poter trovare basi solide su cui costruire una nuova opera cinematografica. La storia raccontata da Moulin Rouge si rifà direttamente alla tradizione del melodramma. Un amore contrastato tra un uomo ed una donna finisce miseramente in tragedia. A livello di diegesi il film non propone alcuna novità, se non in parte il tentativo, peraltro risuscito, di amalgamare tra loro diversi generi, diverse origini, diversi livelli culturali. Una tecnica che però non è certamente nuova all'interno del genere classico del musical. La stessa essenza del genere è frutto di una decisa contaminazione tra diversi generi come componenti primari del suo impianto narrativo, una linfa narrativa che il musical succhia dai generi considerati classici. Difficili è pertanto trovare all'interno della struttura narrativa del film un qualsivoglia segno di originalità. Tutto in Moulin Rouge è già stato detto, raccontato e visto. Una serie di citazioni più o meno riconoscibili, più o meno riconducibili a classici del musical da Tutti insieme appassionatamente ( The Sound of Music, 1965) a Hello, Dolly! (1969), costituiscono la cornice alla scarna vicenda d'amore tra i due protagonisti principali. Anche la tendenza metalinguistica del film che si sviluppa sin dall'inizio e che trova la sua conclusione nello spettacolo/spettacolare finale, vera e propria messa in scena del procedimento costruttivo e della genesi del film, è già materia nota agli esperti della categoria. Il fatto poi di piegare ogni numero musicale, ogni canzone, ogni movimento di danza alle esigenze della narrazione costituisce il vero punto cardine di tutto il genere. Tutto già visto e anche tutto già sentito, stando ad ascoltare attentamente i brani che compongono la colonna sonora del film. Perché se è vero che anche l'utilizzo di musica moderna, legata al presente, immersa a forza in un ambiente appartenente ad un passato mitico è frutto del già visto nel musical, è altrettanto vero che questo processo, questa particolare distorsione temporale, arriva in Moulin Rouge ad una complessità e ad una valenza mai sfiorati prima d'ora da nessuna opera cinematografica appartenente alla tradizione del musical. É come se il musical si guardasse allo specchio e la sua immagine ne uscisse leggermente deformata proprio grazie al particolare utilizzo della colonna sonora, della musica delle canzoni che la compongono. Lo scarto che si produce tra immagine d'epoca (riveduta e corretta al computer) e l'attualità musicale costituisce la nota di originalità del film. É proprio questo scarto, questa disomogeneità che permette alla musica, al sonoro, di assumere all'interno del film una plus valenza di significati che si sviluppano all'interno dello schermo cinematografico per poi travalicarlo riflettendosi sul pubblico. La musica di Moulin Rouge pare essere dotata di vita propria, di propri obiettivi che non sempre collimano con gli obiettivi dell'immagine, di ciò che viene mostrato sullo schermo. Come già affermato in precedenza è chiaro, e riferito alla tradizione del genere, il valore narrativo della musica, la possibilità di raccontare storie. Un procedimento che si dipana lungo tutta la durata del film. A ciò va aggiunto il valore introspettivo della musica, la possibilità data ai personaggi di mentire mentre semplicemente parlano, ma di rivelare i loro più profondi sentimenti, le loro passioni attraverso il canto. La musica si sostituisce in questo caso all'espediente letterario del monologo interiore. Tutto il gioco di rapporti a tre fra Satine, il Duca e Christian è costantemente sottolineato da questo doppio gioco tra parola pronunciata e parola cantata. Alla musica, e in particolare alla canzone, viene quindi donato uno particolare status artistico, quello di poter dire l'indicibile, di poter rivelare ciò che non si può apertamente affermare. Ma la musica assume all'interno del film anche un forte valore di convincimento, il vigore della parola cantata supera di gran lunga quello della parola parlata. Christian conquista Satine cantando un medley formato da canzoni pop molto famose, l'eterogeneo gruppo di artisti convince il Duca a finanziare lo spettacolo cantando e dimenandosi a squarciagola, l'anfitrione Zigler ammansisce il Duca cantano e ballando Like a Virgin di Madonna. La musica racconta, svela i sentimenti, autorizza i personaggi a mentire, a convincere gli altri di cose che non sono vere e possibili nella realtà. La Musica di Moulin Rouge va oltre la realtà del momento, supera i dialoghi e si colloca in una dimensione a sé stante. É sempre la musica capace di restituire, nelle sfrenate sequenze iniziali di ballo all'interno della enorme sala del Moulin Rouge, il profumo di un'epoca ormai passata. Ballando il Can Can ascoltando The Rhythm of the Night intercalata con la ruvida musica dei Nirvana. La musica è necessaria a decodificare un'epoca, a mostrare delle sensazioni. Tutto ciò ben confinato all'interno della cornice dello schermo cinematografico. Fuori dallo specchio la musica rappresenta l'unico appiglio per lo spettatore, la sua unica ancora di salvezza all'interno di un rutilante mare di immagini in tempesta. Un bombardamento visivo fatto di colori sgargianti, veloci e repentini movimenti di macchina, forzati passaggi dal tono comico alla tragedia, dalla violenza delle danze alla dolcezza della morte. In un universo visivo sovraccarico non è casuale la scelta di infarcire la colonna sonora di canzoni d'amore famose, melodie molto conosciute, appartenenti al presente, siano esse classici della musica rock, pop o dell'Opera. Canzoni frammentate, melodie ridotte a brandelli musicali, ma perfettamente riconoscibili da parte dello spettatore. La citazione musicale nelle sue diverse accezioni di riproduzione singola, di giustapposizione di diversi brani e stili musicali, è parte essenziale per la formazione della struttura musicale del film. Un testo sonoro che chiama direttamente in causa la memoria, la conoscenza musicale specifica di ogni singolo spettatore. Il fruitore dell'opera cinematografica è quindi chiamato a partecipare attivamente ad essa, ai meccanismi della formazione della colonna sonora. In questa operazione è essenziale che le schegge musicali, pur nella loro brevità e concitata successione, siano riconoscibili al massimo grado, andando a formare in questo modo uno spazio di dialogo, un campo da gioco, il più ampio possibile tra opera e fruitore, arrivando a costruire attraverso questo semplice ma efficace congegno narrativo una quasi totale empatia tra opera e fruitore, tra film e spettatore. In Moulin Rouge il musical si guarda allo specchio e riscopre la sua vera natura musicale. Ciò che lo differenzia dalle altre opere cinematografiche e costituisce la sua peculiarità: l'enorme valore della musica, della colonna sonora, della canzoni. Un aspetto del cinema, arte multimediale e multisensoriale per eccellenza, che viene troppo spesso trascurato.

Mad about Medley
La predilezione del postmoderno per il frammento, per il segmento narrativo, emerge in tutta la sua prorompenza in Moulin Rouge. É facile notare a livello visivo come tutto il film sia un susseguirsi di brevi e brevissime sequenze. Continui tagli, continue interruzioni, caratterizzano la narrazione dal punto di vista dell'immagine. Questa passione per il frammento, per il brandello, si evidenzia anche a livello della musica, della colonna sonora. Ricalcando la tecnica tanto cara agli artisti della pop art del collage e del pastiche, capaci di creare opere d'arte riutilizzando materiali di scarto provenienti dalle più disparate direzioni, il film utilizza come sua massima espressione musicale il medley. Un insieme di diversi pezzi musicali o canzoni suonate in successione l'una dopo l'altra senza alcuna pausa interlocutoria, senza curarsi della loro provenienza, della loro appartenenza a un determinato genere musicale, come se si trattasse di un singolo pezzo musicale di una sola canzone. La composizione di materiale discografico preesistente, la sua frantumazione, il suo sbriciolassi e confondersi all'interno di un caleidoscopio sonoro privo di ogni limitazione e gerarchia precostituita, segnala l'unico elemento di originalità del film a livello musicale. L'unicità della composizione non è più nella materia prima, nella musica o nelle parole, ma nella capacità di amalgamare e (ri)assemblare tra loro pezzi musicali appartenenti alla storia della musica. In questo modo si viene a creare un supergenere musicale che non si cura minimamente della provenienza più o meno colta dei suoi costituenti, siano essi provenienti dal mondo dell'opera lirica o delle canzonette popolari, ma soltanto di un valore prettamente estetico. Poco importa inoltre se la melodia che ne scaturisce non risponde ai più elementari canoni della melodia. Attraverso le sfasature musicali, le incongruenze a livello sonoro, il sovrapporsi più o meno casuale di diverse melodie, il film concentra la sua attenzione, più che sull'opera formata, sull'atto stesso della creazione. Una sorta di decostruzione musicale che tende a mettere in evidenza, a segnalare, le giunture stesse, i repentini passaggi da un tono musicale ad un altro, da un genere all'altro. Non è casuale che questa tecnica del medley musicale venga utilizzata mettendo in risalto passaggi fondamentali del film. La prima discesa di Christian nel variopinto inferno sonoro e visivo del Moulin Rouge è il primo esempio di questo procedimento. La lunga sequenza parte dal momento in cui Christian stupisce i commedianti bohemien intonando in un atmosfera da "Tutti insieme appassionatamente" il refrain The Hills are Alive. Sequenza che procede con l'incedere sonoro di Children of The Revolution che porta direttamente all'interno dell'ampia sala da ballo del locale parigino dove le ballerine di can can/prostitute si scatenano al suono di Lady Marmalade incrociando il marziale incedere degli uomini che marciano seguendo il ritmo dei Nirvana. Lo scatenarsi di We Can di Fat Boy Slim aumenta il già elevato tasso adrenalinico dell'intera sequenza. Arrivata al suo apice emotivo la sequenza si ferma in un lungo silenzio per introdurre Satine, la diva del Moulin Rouge, il diamante splendente, che ovviamente si presenta al pubblico ansimante alternando Marilyn Monroe alla Madonna di Material Girl. É chiaro già da questa sequenza che la musica non è solo subordinata alle immagini, ma introduce tutta un serie di valori aggiunti già in precedenza elencati che trascendono il semplice significato stesso delle singole inquadrature. L'apice della tecnica del medley, la sua consacrazione a vera e propria forma artistica, si ha nella sequenze del corteggiamento tra Christian e Satine soprannominata Elephant Love Medley. In questo caso in pochi minuti la colonna sonora giustappone tutta una serie di motivi musicali che hanno come tema dominante l'amore e che appartengono alle più diverse fonti musicali. Beatles, Elton John, Kiss, U2, David Bowie si trovano gomito a gomito, compressi in un breve spazio musicale, capace più di tante parole, di tante immagini, di dare corpo ad una straordinaria scena di corteggiamento dove la musica, le parole cantate, sostituiscono in toto il parlato. Da questo momento la bella Satine smetterà di recitare, di essere attrice/prostituta da palcoscenico. Questo segnerà per sempre, nel bene e nel male la sua esistenza. É da notare la perfetta costruzione di questa sequenza. L'unico scopo di tutta la costruzione è quello di far esplodere nel canto la passione ormai nata tra i due giovani. In un crescendo operistico i personaggi risultano essere talmente eccitati, talmente pieni di energia che l'unico logico sbocco a tanta vigoria è il canto. Il punto di climax narrativo coincide/si sovrappone all'esibizione canora dei due protagonisti. Esiste un ultimo medley, più sottile, molto più breve dei precedenti, ma collocato in un punto narrativamente cruciale. Durante la messa in scena dello spettacolo scritto da Christian e sponsorizzato dal Duca, lo Spettacolo Spettacolare, il tema sonoro dominante è fornito da Chumma, canzone popolare indiana che ben si sposa con l'ambientazione esotica dello spettacolo. Tra le note della canzone irrompe il canto di Satine che riprende la sua iniziale interpretazione di un classico di Marilyn Monroe come Diamonds Are a Girl Best Friend. Il sovrapporsi delle due melodie, il confondersi l'una all'interno dell'altra, segna il passaggio di Satin, il suo cambio di vita, da donna di strada dedita a vendere il proprio amore a donna matura pronta ad un amore lontano dai soldi. Spesso in Moulin Rouge musica, immagini, canzoni contribuiscono a formare un significato che va ben al di là della semplice sommatoria delle emozioni sensoriali che esse scatenano. Una terza via che comprende e trascende le parti di cui è formata. Spesso in Moulin Rouge la semplice addizione di uno più uno non fornisce come risultato due.

1 + 1 = 3
La matematica non è un'opinione. Fortunatamente l'opera d'arte è in grado di creare delle aporie di senso, degli spazi vuoti difficilmente controllabili dall'artista stesso. Molto spesso l'opera d'arte è in grado di trascendere i suoi componenti andando oltre la semplice addizione algebrica delle sue parti costitutive. Sono dei brevi momenti, degli attimi, poche righe o pochi minuti, che sorpassano il volere dell'autore e che passano direttamente il testimone allo spettatore. In quei pochi spazi l'opera d'arte diviene esclusivo possesso del fruitore. Uno spettatore o un lettore che deve essere in grado di andare al di là di ciò che scorre davanti ai suoi occhi, delle righe che legge. Una terza dimensione che appartiene e mette in comunicazione in maniera esclusiva la soggettività del fruitore e la soggettività dell'opera d'arte. In Moulin Rouge esistono tre sequenze che chiedono un intervento diretto dello spettatore che deve essere in grado di andare oltre ciò che vede e ciò che ascolta. La prima sequenza è quella del Tango di Roxanne. Roxanne è una vecchia canzone dei Police che racconta la storia di un uomo perdutamente e tragicamente innamorato di una prostituta di nome Roxanne. Il tango è la danza nazionale argentina. Una musica passionale, una danza violenta che mette in primissimo piano l'atto sessuale. La Tanguera è un classico del tango, una danza che racconta la vicenda d'amore tragica tra una prostituta ed un uomo di lei innamorato. La giustapposizione di questi motivi, l'utilizzo delle parole di Roxanne e della musica de la Tanguera crea quel surplus di significato che rende la sequenza indimenticabile. Mentre i ballerini si muovono a ritmo di tango nella sala da ballo mimando i movimenti, il corteggiamento, che il Duca attua nei confronti della bella Satine nella Torre Gotica, la musica ruba la valenza narrativa alle immagini. Le immagini non raccontano più, mostrano mute il dolore, la gelosia che si insinua a ritmo di tango nella mente di Christian. Lo stravolgimento della gerarchia cinematografica, immagini mute che mostrano una colonna sonora che racconta, è il valore aggiunto a questa breve sequenza. Una sequenza che risulta essere egualmente importante dal punto di vista della narrazione, sarà al termine di questa sequenza che Satin deciderà di non portare a termine la sua notte con il Duca, e dal punto di vista della struttura, della costruzione della narrazione. Moulin Rouge è un film estremamente ricco e complesso dal punto di vista visivo ma è la musica, il sonoro, il vero valore aggiunto al film, una colonna sonora che a volte risulta essere più importante delle immagini stesse. Per descrivere il mondo che si cela dietro le tende del sipario, ciò che sta dietro l'opera teatrale, il film si affida ancora una volta ad una canzone: The Show Must Go On dei Queen. L'impresario Zidler interpreta la canzone dei Queen mentre percorre lo spazio retrostante il palco usufruendo delle lavoranti, dei manovali, dei carpentieri come di un coro greco di accompagnamento. L'elogio/elegia del mondo dello spettacolo scritta dai Queen raggiunge il suo apice quando l'impresario irrompe sul palco. É a questo punto che interviene come cantante la bella starlette Satine che porta a compimento senza alcuna interruzione sonora la canzone. Nelle parole cantate da Nicol Kidman il significato della canzone cambia completamente, lo show che deve continuare non è l'opera teatrale, ma il suo. Per salvare l'allestimento dello spettacolo e la vita a Christian, Satine deve continuare a fingere, deve spingere oltre la sua recitazione convincendo l'amato Christian di essere tornata la donna oggetto comprata con i gioielli, appartenente al perfido Duca: "inside my heart is breakin my make up may be flaking but my smile still stays on". In questo breve passaggio musicale Satine assurge al ruolo di eroina tragica cara a tanta letteratura francese del diciannovesimo secolo. Non è un caso che Satine inizi a cantare sul palco per poi lentamente spostarsi verso l'uscita del teatro: vita reale e finzione devono ancora continuare a coincidere per poter salvare la messa in scena dello spettacolo spettacolare. In questo caso il continuum sonoro garantito dalla canzone assume diversi e molteplici significati a seconda dell'interprete, dei movimenti che questo compie all'interno dell'intera sequenza. Il surplus di significato è dato dai corpi, dalle voci di Zidler e di Satine, dal loro movimento sulla scena, un insieme di circostanze visive, di immagini, di movimenti di macchina che cambia in modo radicale il significato di The Show Must Go On, da difesa dell'opera d'arte, dell'artista, del mondo della finzione nell'interpretazione di Zidler, a colonna sonora di un sacrificio doloroso ma necessario nelle parole cantate di Satine. C'è un'unica creazione musicale completamente originale all'interno di Moulin Rouge, la canzone segreta degli amanti Come What May. Il leit motiv che accompagna tutta la travagliata storia d'amore tra Christian e Satine. Una melodia che emerge in diverse parti del film, a volte come semplice sottolineatura musicale, a volte come significativo flusso di parole. La realizzazione completa del vero significato della canzone arriva solo verso la fine del film. Come What May è la canzone che sancisce la fine di Spectacular Spectacular, la fine del rapporto platonico tra Satine e il Duca, l'abbandono da parte di Satine del mondo dello spettacolo, della menzogna, per abbandonarsi definitivamente tra le braccia di Christian. Come What May è in apparenza l'happy ending hollywoodiano, il favoloso "e tutti vissero felici e contenti". In realtà nelle parole della canzone è già racchiuso il tragico destino che attende Satine e il suo giovane amante, la morte sul palco dell'attrice arrivata all'apice del successo, l'abbandono definitivo di Christian. La canzone che era stata scritta per celebrare l'amore immortale tra i due protagonisti diviene una canzone elegiaca, una canzone che si lega al ricordo di un amore, di una passione. Satine vivrà per sempre nei versi scritti da Christian. Ecco il valore aggiunto sommo della musica, della creazione musicale: la capacità di rendere immortale un sentimento, un momento, una visione di un mondo che non c'è più, perso per sempre. In realtà tutto Moulin Rouge è una sperimentazione sonora, il tentativo di far rivivere un'epoca, delle emozioni, dei personaggi più che attraverso le immagini, attraverso la musica. Forse la vera innovazione legata al film è il coraggio di utilizzare un medium prettamente visivo come il cinema per affermare il valore universale della musica. Analizzata, sbriciolata, caricata e sovraccaricata di molteplici e diversi significati, esplorata nei suoi diversi generi, la musica emerge come l'unica vera ed assoluta protagonista di Moulin Rouge.