TANGO
Tango di Carlos Saura (o bisognerebbe dire di Vittorio Storaro, direttore e vero inventore della fotografia? O bisognerebbe dire di Juan Carlos Copes, di Ana Maria Steckelman e di Carlo Rivarola coreografi?) è un film paradossale: perché ha la più insensata, vecchia e sciocca delle sceneggiature (firmata dallo stesso regista). Ma va visto ugualmente, anzi, se ne raccomanda caldamente la visione. Perché se lo spettatore spegne dentro di sé l'audio del film, e non si occupa delle trite e false tragedie sentimentali del pochissimo convinto Miguel Angel Sola, regista in crisi sentimentale e d'ispirazione (come Saura?) che - indovinate un po' - mette in scena un film in cui confluiscono i problemi della sua vita privata; se dimentica la pessima interpretazione del protagonista e la vecchiezza dell'assunto (Pirandello ha colpito anche in Argentina, e vita e teatro si mescolano nel film come in una versione sudamericana e déjà vu di Questa sera si recita a soggetto, con tanto di dramma della gelosia finale...); se perdona il kitsch intellettuale e il prevedibilissimo mélo creato dall'incrocio degli amori e delle passioni, avrà comunque di che godere. Di qui a dire che forse il vero autore di Tango è Vittorio Storaro può sembrare troppo. Ma il nostro direttore delle fotografia è un tale maestro delle luci da salvare il film, da farle diventare, assieme alle coreografie con cui si amalgamano, si intrecciano, si incorporano, il cuore di uno spettacolo visivamente impressionante: girato principalmente in interni, su fondali di secca essenzialità teatrale, con millimetrico virtuosismo tecnico e una potente forza evocativa, in un arpeggio sui toni del rosso e del sangue, che riassumono e simboleggiano il torrido clima di passioni della storia, Tango vive delle sue immagini. E del tango stesso che del film è il vero protagonista. Sono soprattutto le due interpreti femminili, Cecilia Narova e Mia Maestro, la donna matura e la giovanissima, la strepitosa star del tango e la graziosissima ballerina, a sedurre e strabiliare per la bravura e la grazia - anche se bisogna ammettere che la Narova ha una marcia (quella dell'astrazione, della concentrazione nella danza} in più. Mentre i numeri costruiti dai tre coreografi, anche se sempre suggestivi, qualche volta bordeggiano sull'orlo del cattivo gusto (penso alle scene dedicate ai desaparecidos, che mi sembrano francamente poco adatte a un musical). E forse qualqhe responsabilità ce l'ha anche Lalo Schifrin, che accompagna un numero sugli "emigranti" con il coro del Nabucco, per poi volgerlo improvvisamente in un grande tango corale. Si esce perplessi (per la storia) e sedotti (per la meraviglia) (Irene Bignardi da "La Repubblica" del 22 dicembre 1998).
Mario Suarez ha appena superato la quarantina e, nonostante sia unanimemente considerato un ottimo professionista dello show-business, soffre una crisi di mezza età acuita dall'abbandono da parte della moglie che lo ha gettato in una profonda depressione. Quindi, per dimenticare il suo sfortunato matrimonio, Mario si dedica con passione al proprio lavoro, l'unica cosa che riesca realmente a scuoterlo dallo sconforto e dalla malinconia. Per dare un taglio al passato decide di lasciare il suo vecchio appartamento per stabilirsi nell'immenso set allestito alla periferia di Buenos Aires dove avranno luogo le riprese del suo prossimo film incentrato sul Tango. Servendosi della musica come fonte di ispirazione, grazie alla sua struggente bellezza, Mario tenta di creare un tessuto narrativo che riunisca quasi magicamente i ricordi della sua vita passata trascorsa con la moglie, riporti alla luce frammenti della sua giovinezza e rifletta l'ineffabile essenza del tango ed i risvolti della sua lunga tradizione. Mentre è alla ricerca di nuovi talenti al Bar Milonga, Mario conosce Angelo Larroca, proprietario del locale e noto malavitoso della città arricchitosi con mezzi non propriamente leciti. Diventato uno dei principali finanziatori dei film di Mario, Larroca chiede a quest'ultimo di fare un'audizione alla sua amante, Elena Flores, giovane ballerina affascinante e ricca di talento. Ben presto Mario ed Elena si trovano coinvolti in una storia d'amore travolgente, un gioco molto pericoloso condotto sotto gli occhi del temibile Larroca, non certo disposto a farsi portare via impunemente la propria donna. Tuttavia Mario trova in Elena non soltanto una rinnovata spinta verso l'amore, ma soprattutto la necessaria fonte di ispirazione per far procedere nel modo migliore il suo progetto ed in tal modo i sentimenti, le immagini, la storia, la musica e il ballo sono riuniti assieme in una perfetta armonia. I passaggi musicali della storia danno vita a creazioni coreografiche originali ideate da Mario e dai suoi più stretti collaboratori: Nebbia, il primo dei ballerini di Tango e coreografo del film, Stein il musicista e Waldo Norman lo scenografo. Insieme a loro, unitamente al direttore della fotografia con altri tecnici ed esperti, Mario tenta di armonizzare le varie componenti visive e musicali della propria creazione. In questo delicato processo, inevitabilmente vengono alla luce numerosi frammenti della sua vita privata. Le memorie del suo passato gli tornano alla mente quando visita la vecchia scuola dove si era recato in cerca di nuovi talenti, così come, durante la rappresentazione in chiave coreografata della dittatura militare, ripensa ai suoi amici ormai scomparsi, o quando, nella ricostruzione del periodo in cui centinaia di immigrati giunsero a Buenos Aires, ricorda i propri nonni arrivati anche loro nella capitale argentina in cerca di fortuna. Completamente assorbito dai proprio lavoro, Mario cura ogni singolo dettaglio coreografico studiando attentamente lo scenario più appropriato e, soprattutto, facendo una selezione accurata dei brani musicali da inserire nella colonna sonora. Un po' alla volta, nella ricerca di elementi comuni all'interno della storia, Mario si sente sempre più coinvolto in prima persona al punto che il film diventa lo specchio della sua stessa vita. Mentre le prove si susseguono con estrema rapidità, Elena migliora di giorno in giorno e la coreografia acquista in precisione e splendore. Un'ondata di potente creatività sembra coinvolgere tutto il set, mentre uno dei più importanti ballerini, Julio Bocca, si unisce al corpo di ballo per interpretare uno dei numeri principali. Allo stesso tempo Laura, ex moglie di Mario, giunge sul set per esprimere il proprio malcontento verso Elena, considerata niente più che una meteora, ed il suo risentimento per aver perduto la sua posizione predominante all'interno del film. Lo scontro fra le due donne da una parte e dei due uomini dall'altra (Larroca e Mario) diventa inevitabile. Angelo minaccia di sospendere i finanziamenti al film ma Mario decide di ignorarlo ed Elena, dal canto suo, non fa che peggiorare le cose decidendo di andare a vivere con lui.
La sequenza finale del ballo, che ricostruisce l'arrivo dei primi emigranti a Buenos Aires, è composta da centinaia di ballerini e comparse riuniti in vari gruppi che appaiono da un'orizzonte inondato di luce crepuscolare. Mentre l'intensità della luce aumenta, gli emigranti abbandonano le loro valigie, vincono la fatica e cominciano a formare una speciale coreografia in cui convergono valzer, Milonga ma soprattutto tango che coinvolge tutti in un crescendo di musica. Si tratta di una scena irresistibile ed affascinante in cui musica, ballo e dramma si mescolano sapientemente a formare uno schema decorativo di grande impatto.
Mario chiude un occhio sulle procedure che non reputa perfette tentando di correggere il maggior numero di errori e provando più volte ogni posizione ed ogni singolo movimento. Nel frattempo, Angelo Larroca è tra il pubblico ed assiste alla prova. Mischiato tra i ballerini e le comparse c'è uno dei suoi scagnozzi vestito adeguatamente per meglio confondersi tra i numerosi presenti e pronto ad agire. Mentre il ballo va avanti, nessuno sospetta minimamente quale sarà il tragico epilogo. Il criminale lentamente si accosta ad Elena e, davanti agli occhi esterrefatti di Mario, di Larroca e dei ballerini, estrae un lungo coltello e lo affonda nel petto della giovane donna. Rapidamente l'assassino scompare tra la folla mentre Mario, compresa la tragedia, corre verso Elena facendosi largo tra i ballerini rimasti attoniti. Si inginocchia sul pavimento accanto a lei tra fagotti e valigie tenendo il corpo della donna fra le braccia e tentando in ogni modo di rianimarla, ma inutilmente. In realtà Elena è ormai già morta, eppure, a vederla da fuori, sembra proprio la scena di un film.
È difficile immaginare la realizzazione di un film sul tango senza l'amore e la passione, non solo come componenti della storia ma anche come gli ingredienti-chiave nel processo creativo. La vera essenza del tango esclude di per sé ogni inutile reticenza, sin dall'inizio, dai primi accenni di musica, dai preliminari sensuali e dall'espressione provocante sui volti dei ballerini quando afferrano il partner con coinvolgente sensualità. Mai come oggi la "tangomania" ha raggiunto tali vette di popolarità a livello mondiale.
Quindi certamente non è stata una sorpresa quando, avvicinato dal produttore Juan C. Codazzi con l'idea di realizzare un film sul tango, Carlos Saura, un capostipite del genere musicale e principale regista spagnolo, ha accettato con grande entusiasmo. L'amore di Saura per il tango risale alla sua infanzia: "sono cresciuto con Carlos Gardel", sostiene il regista.
Tuttavia non si trattava di un'impresa da poco. Saura ha iniziato facendo il giro di tutti i locali in cui si ballava tango e Milonga, comprando dischi e guardando decine di film sull'argomento. "Non valeva la pena fare tutto questo a meno che non fossi capace di raggiungere l'anima stessa del tango, non avevo alcuna intenzione di realizzare l'ennesimo film musicale" sostiene in proposito Saura. Per raggiungere questo obiettivo, egli ha tentato di combinare insieme un certo numero di elementi: il tango sia come danza popolare sia come performance coreografica altamente stilizzata: il suo aspetto simbolico coniugato con la sua immediata concretezza; il suo puro minimalismo fianco a fianco con la sua estrema complessità.
"Sapevo che gli ingredienti principali avrebbero dovuto essere la coreografia e la luce: l'impatto visivo è importantissimo. Avevo bisogno di un ambiente molto essenziale ed evocativo: spazi troppo naturalistici o realistici avrebbero potuto distogliere l'attenzione dalla musica e dal ballo". Tuttavia, nonostante queste dichiarazioni programmatiche, Saura ha iniziato il proprio lavoro senza una sceneggiatura ben precisa, consapevole, però, della necessità di averne una in ogni caso. Per Carmen, la storia era già bell'e pronta, mentre per il film Flamenco il regista aveva iniziato le riprese basandosi soltanto su tre pagine di sceneggiatura. "Ma in questo caso - ricorda Saura - era necessario pensare ad una trama delineata che fosse però semplice ed essenziale per non prevalere sulla narrazione musicale. A parte il coreografo, il fotografo, il corpo di ballo e i musicisti, la storia si basa essenzialmente su tre personaggi chiave".
Molto più facile a dirsi che a farsi. Il primo passo da compiere era senz'altro quello di chiedere ii supporto di esperti, primo fra tutti il compositore argentino Lalo Schifrin. Originariamente pianista di Astor Piazzolla, nonché creatore della celebre musica per la serie Missione Impossibile, Schifrin è sembrato fin da subito la persona più adatta per questo difficile compito. "Conoscevamo il progetto almeno nelle sue linee essenziali - afferma Schifrin - ma non avevamo idea di come sarebbe andata a finire. Questa sfida ci stimolava a continuare: facemmo ricerche accurate e, spremendo al massimo le nostre energie, ci siamo scambiati idee ed opinioni".
La colonna sonora del film include tango tradizionali composti da Pugliese, D'Arienzo, Canaro ed altri importanti compositori argentini, come pure le nuove melodie composte per l'occasione dallo stesso Schifrin. "Non so se sarò capace di non subire l'influenza dei musicisti che ammiro, come Piazzolla o Sagan - afferma il compositore - tuttavia tenterò di creare qualcosa di originale usando il suono tipico delle orchestre degli anni '40 e '50. A prescindere dagli strumenti tradizionali, mi servirò di un'orchestra filarmonica e di un coro formato da ottanta elementi. È chiaro che non si tratta di scelte usuali per questo genere di musica, tuttavia è pur sempre tango e il risultato che ne deriva è di grande impatto".
Il "triangolo dei talenti" è completato dall'italiano Vittorio Storaro, virtuoso della luce e delle immagini. Chi altro avrebbe potuto trasporre per lo schermo, e con la stessa accuratezza, ciò che Saura aveva in mente? Il primo viaggio di Storaro a Buenos Aires fu anche un viaggio nel regno dei sensi. "Ho trovato Tango profondamente commovente ed ho voluto capire da dove provenisse questa componente mitica e da dove derivasse e quale fosse la sua origine. Nella maggior parte dei casi le storie vengono raccontate tramite le parole a scapito della musica e delle immagini, al contrario l'arte di raccontare per lo schermo consiste nel narrare attraverso la luce e il movimento" sostiene Storaro ricordando suo padre: "Nel momento in cui il cinema ha imparato il linguaggio delle parole ha perduto la sua dimensione poetica", ed aggiunge "io uso la luce come espressione della sensibilità e l'ombra per rappresentare il versante inconscio della nostra personalità".
In realtà, a ben guardare, questa produzione più che un triangolo è una figura poliedrica. Nonostante la presenza determinante di Saura, Schifrin e Storaro, cui si vanno ad aggiungere gli iniziali suggerimenti di Godazzi, nulla sarebbe stato possibile senza l'apporto di Juan Carlos Copes e Ana Maria Steckelman, la superba creazione coreografica di Carlos Rivarola, la direzione musicale di Oscar Cardozo Ocampo e la partecipazione dei Nuevo Quinteto Real di Horacio Salgan e di altri musicisti. La speciale presenza di Julio Bocca ha costituito un ulteriore elemento cruciale. "Ho sempre voluto che Julio, uno dei più grandi ballerini al mondo, prendesse parte al film" sostiene Saura. Anche Bocca, sebbene inizialmente nervoso per il suo debutto sul grande schermo, è soddisfatto della sua interpretazione. "So che le mie risorse di attore sono limitate, - afferma Bocca - ma io sono essenzialmente un ballerino e come tale ho trovato molto stimolante accettare questa ulteriore sfida professionale, resa più semplice dal prezioso supporto di un maestro del calibro di Saura". Completano questo ricco team Miguel Angel Sola, veterano dei palcoscenici locali nel ruolo del protagonista; al debutto sul grande schermo Mia Maestro, una promettente giovane ballerina, cantante ed attrice scelta da Saura tra più di duecento candidate e Cecilia Narova, un'attrice-ballerina ormai famosa il cui stile di danza possiede un carisma unico nel suo genere. Tango è stato girato in 10 settimane a partire dal 19 giugno 1997. Alcune riprese sono state effettuate nelle location ma la maggior parte di esse ha avuto luogo in un set costruito appositamente a Don Torcuato, località poco distante da Buenos Aires. I produttori hanno insistito per usare le tecnologie più all'avanguardia: tre telecamere Arri Technovision sono state importate appositamente per l'occasione ed il set è stato fornito di apparecchiature speciali per l'illuminazione ed il suono, oltre ad un sistema di controllo altamente sofisticato per il palcoscenico in grado di sostenere un peso superiore a 6 tonnellate. Gli studi Baires di Don Torcuato sono stati dotati anche di un nuovo palcoscenico di circa 1200 metri quadrati. La post-produzione ha avuto luogo nei laboratori technicolor di Roma, mentre i processi ottici digitali e il missaggio del suono sono stati effettuati negli Studi Pinewood in Inghilterra. Si tratta del film più costoso mai girato in Argentina. La società di produzione locale, la Sono Film, è stata creata nel 1931 ed ha prodotto nello stesso anno il primo film sonoro realizzato nel paese, anch'esso intitolato Tango. Un'altra dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, di come, sessantacinque anni dopo, il Tango sia piu vivo che mai.
Carlos Saura
Nato ad Huesca (Spagna) il 4 gennaio 1932, Carlos Saura ha iniziato la sua carriera a diciotto anni come fotografo. Dal 1952 al 1963, ha fatto parte dell'Istituto di Cinema di Madrid, prima come studente e poi come insegnante ed ha girato una serie di cortometragai, incluso un documentario sul fratello maggiore, Antonio. In sequito ha lavorato come freelance nei film-denuncia contro il regime franchista che gli hanno procurato non pochi problemi con la censura. L'unione con Geraldine Chaplin, sua moglie e fonte di ispirazione, ha dato vita a più di nove film in nove anni, da Peppermint Frappè a Los ojos Vendados. Subito dopo si è dedicato alla realizzazione di una serie di film musicali di grande successo: Bodas de sangre e Carmen, in cui Antonio Gades appare nelle vesti di coreografo e ballerino, El amor brujo di Manuel de Falla, Ay, Carmela! un adattamento da una classica operetta spagnola e Flamenco. La creazione di Tango è una ennesima riprova del suo attaccamento a questo specifico genere cinematografico. In oltre quarant'anni di carriera, Carlos Saura ha vinto numerosi premi, tra i quali nel 1976 il Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes per Cria cuervos, nel 1981 il Leone d'Oro al Festival di Berlino con Deprisa, Deprisa e ben due Leoni d'Argento come miglior regista per La caza nel 1966 e per Peppermint frappè nel 1967. Inoltre, nel 1991, il suo film Ay, Carmela!, scritto in collaborazione con Rafael Azcona, ha vinto 2 Premi Goya (l'equivalente spagnolo dei César francesi), per la miglior regia e miglior adattamento. Saura ha anche ricevuto una speciale menzione al Festival di San Sebastian nel 1966 per il film Taxi ed ha altresì ottenuto un premio come miglior regista al World Film Festival di Montreal nel 1977 per Pajarico. Al di là delle sue tematiche ricorrenti e quasi ossessive - morte, solitudine, famiglia, scontro tra realtà e sogno - la filmografia di Saura evidenzia al suo interno un'estrema versatilità ed un'ampia gamma di interessi, in cui la musica e la danza occupano un ruolo di assoluta preminenza.