IL CINEMA RITROVATO


Il made in Italy che ormai proponiamo da quattro anni, nasce quest’anno sotto l’impressione che il nuovo cinema italiano stia finalmente prendendo delle forme ben definite ed imponendosi all’attenzione generale, sia nel cortile di casa nostra, sia, e questo forse è dato più confortante all’estero. I segnali sono senz’altro incoraggianti. Festival e rassegne dedicano sempre più spazio ai film italiani che in molti casi non deludono, vedi Viareggio, Londra, il trionfo di Berlino e, pur con risultati contrastanti, la stessa Venezia. La stampa si occupa del nostro cinema; all’estero si ricomincia a guardare con interesse alla nostra cinematografia. Gli esordi dei giovani registi aumentano ancora, fenomeno questo iniziato qualche anno fa ma rimasto poi strozzato dai noti problemi distributivi. Non bisogna poi dimenticare che si è ormai formato un gruppo di registi giovani e già affermati che garantiscono film di qualità e di incassi al botteghino e ci riferiamo, oltre a Tornatore, a Marco Risi, Salvatores, Lucchetti, e di recente Archibugi e Tognazzi. L’insieme di questi fattori ha senz’altro contribuito a risollevare in parte la appannata immagine del nostro cinema. Si nota anche un complessivo innalzamento della qualità media dei film che in molti casi sono in grado di affrontare senza rischio rispetto al passato, il pubblico delle sale. Quasi tutti poi dimostrano buone capacità tecniche e registiche. In genere i giovani filmakers vengono dalla scuola della pubblicità dei video o della televisione e spesso troviamo grande attenzione per i dettagli, immagini curate e migliori sceneggiature. Non mancano in alcuni casi i difetti, tra i quali il più frequente ci pare l’eccesso di ambizione, che diviene ingenuità nel momento in cui si affrontano soggetti complessi con mezzi scarsi, oppure manierismo se si privilegia l’aspetto tecnico senza essere sorretti da una adeguata sceneggiatura. È invece un merito dei giovani registi avere scoperto e valorizzato un gruppo di attori che spesso collaborano attivamente alla creazione dei film seguendo la tendenza caratteristica del nuovo cinema italiano al lavoro di équipe e alla formazione di gruppi (ricordiamo, oltre alla Sacher film di Moretti, la Colorado film di Salvatores, Abatantuono e C. e la milanese Indigena e Monogatari). Altra nota: il cinema non si fa più solo a Roma, ma anche a Milano e Torino. Tutto questo, se da un lato denota la ricerca di un nuovo metodo di lavoro e spesso d’indipendenza, dall’altro è la conseguenza della mancanza di strategie produttive dei piani complessi in cui si muove il nostro cinema. Ecco dunque i nuovi autori costretti a inventarsi i modi di produzione alternativi e preoccuparsi di problemi economici di debiti. Esaminiamo ora, partendo dai film che presentiamo nel nostro ciclo, qual’è l’andamento in questa stagione di questo nuovo cinema italiano. La stazione, tratto dall’omonima commedia di Marino, esordio nella regia di Sergio Rubini, inaugura il nostro ciclo "Made in Italy". Presentato con successo nella settimana della critica di Venezia, con un buon riscontro di pubblico nelle sale, La stazione ha ricevuto un recentissimo riconoscimento aggiudicandosi il Nastro d’argento. L’aria serena dell’ovest di Silvio Soldini ha ottenuto altresì consensi e riconoscimenti in vari festival, premio Annecy nelle giornate del cinema italiano e premio del pubblico al festival di Locarno. Anch’esso ha visto confermate le buone critiche da parte del giudizio, spesso imprevedibile, del pubblico. Da "Europa cinema", in cui un’intera sezione era quest’anno dedicata ai film italiani, viene fuori Italia Germania 4 a 3 di Andrea Barzini, basato su un altro lavoro teatrale di Marino, e, proveniente dagli Incontri di Sorrento del 1989, è Roma, Paris, Barcelona di Grassini e Spinelli che, pure avendo conseguito il primo premio, non ha ancora avuto la possibilità di uscire nelle sale. Siamo a questo proposito lieti di farlo conoscere al nostro pubblico, allo stesso modo di altri film presentati gli anni precedenti e che ancora non hanno trovato una distribuzione sul nostro territorio: Odore di pioggia di Nico Cirasola, La fine della notte di Davide Ferrario. Questo il programma del ciclo: omaggio ad un cinema italiano che in questa stagione è partito dalla consacrazione di Marco Risi al festival di Venezia con il suo Ragazzi fuori fino ad arrivare ai recentissimi successi di Gabriele Salvatores (Mediterraneo), Richy Tognazzi (Ultrà), Francesca Archibugi (Verso sera), passando per numerosissime opere gradevoli e simpatiche, tra le quali ricordiamo La settimana della sfinge di Lucchetti, Matilda della coppia napoletana De Lillo-Magliulo, Benvenuti in casa Gori di Alessandro Benvenuti, I divertimenti della vita privata della Comencini e via dicendo. Fra tutti questi esordienti o semiesordienti ancora autorevolissima appare la voce di alcuni esponenti della vecchia guardia: Marco Ferreri e Marco Bellocchio, con i loro recenti La casa del sorriso e La condanna sono freschi vincitori rispettivamente dell’Orso d’oro e dell’Orso d’argento a Berlino. I presupposti per una finalmente completa affermazione del nostro cinema sono quanto mai evidenti... Buona Visione.


da Il cinema ritrovato, stagione cinematografica 1990/91 - VI ciclo