VENTI DI PACE

 

Innanzitutto desideriamo ringraziare chi ha sostenuto, più o meno direttamente, questa iniziativa e, al contrario, stendere un velo di pietoso silenzio su coloro che, interpellati, sono sembrati scettici o quantomeno disinteressati. Tra i primi vanno sicuramente annoverati quei professori e studenti che nelle varie scuole di San Benedetto del Tronto e dintorni hanno fatto sì che venisse proiettato uno dei film in rassegna durante il normale orario scolastico. Questo opuscolo, nel propositi dei curatori, vuole essere un parziale e modestissimo strumento di analisi e riflessione su di una condizione dell’uomo e della società che riteniamo indispensabile per possibili e auspicabili progressi in campo culturale ma soprattutto politico. La tanto decantata (a volte in modo strumentale) caduta delle ideologie, se da un lato ci ha liberato oltre che da simbolici muri anche da quella che solennemente veniva chiamata "guerra fredda", non ci ha lasciato un mondo privo di ingiustizia e sofferenza. La guerra del Golfo, ma anche gli innumerevoli conflitti tuttora aperti (guerra civile in Jugoslavia, scontri etnici e guerre di liberazione dei popoli) sono lì a testimoniarle in tutta la loro crudeltà ed evidenza.

Le più ardite argomentazioni a sostegno della giustezza o legittimità della guerra non possono soddisfare la coscienza di coloro che, con un moto di ribellione morale, scorgono, al di là della propria tranquillità e dietro le specifiche ragioni del contendere, le sofferenze di milioni di persone. Né si possono dimenticare le implicazioni reciproche di ciascun modello di civiltà che domina nelle varie parti del globo. Nella situazione attuale, pur mantenendo tutto il suo carattere utopico, la ricerca di mezzi pacifici per risolvere i conflitti aperti a tutti i livelli delle nostre società rimane secondo noi uno dei fini principali per la loro crescita.

Per quanto riguarda il materiale contenuto in questo opuscolo, le nostre scelte sono state guidate dal duplice intento, da una parte di inquadrare le tematiche della pace e del pacifismo nella maniera più esaustiva ed obiettiva possibile (è il caso appunto delle voci enciclopediche di Norberto Bobbio e di Mulford Q. Sibley), dall’altra, di non distogliere l’attenzione dai due principali eventi bellici degli ultimi mesi (tramite gli articoli di padre Balducci, Luigi Pintor, Beniamino Placido e Rada Ivekovic). Nel contributo di padre Balducci troviamo una profonda e convincente analisi delle problematiche legate alla guerra del Golfo; in quello di Pintor la sfumatura più interessante ci è sembrata quella che fa riferimento al ruolo svolto dai mass-media nella guerra contro l’Iraq; Placido ci sottopone un’acuta riflessione sulla necessità di fare della guerra un tabù; infine, Rada Ivekovic affronta, con cognizione di causa, il problema della guerra civile jugoslava inquadrandolo nel contesto delle rinascenti spinte nazionalistiche, sorte in gran parte dei paesi dell’est europeo dopo la caduta del cosiddetto "socialismo reale".

 

da Venti di pace. Il grande cinema per la pace, stagione cinematografica 1991/92, sala Don Marino