Il cinema di Abbas Kiarostami

La vita e il cinema
vanno di pari passo:
dove arriva l'una,
l'altro c'è già stato.

PRESENTAZIONE

Imparare a conoscere il cinema iraniano, piuttosto che quello taiwanese o africano, cubano, brasiliano, vuol dire quindi aprire il proprio orizzonte su sguardi altri, su visioni del mondo, del cinema e della vita che vengono da luoghi, popoli, culture, società, immaginari finalmente diversi dai nostri, dai soliti modelli dominanti.

Imparare a cambiare prospettiva, inoltre, non è solo uno sforzo (e un premio) culturalmente fondante ma anche e soprattutto una necessità, la sola che può permetterci di fare conoscenza con l'altra parte del mondo, quella che ha, non certo meno voci, ma forse meno fiato per farsi udire al di sopra degli assordanti rumori del nostro quotidiano.

Abbas Kiarostami ed il suo cinema rientrano alla perfezione in questo spirito, nella consapevolezza di quelli che sono gli strumenti e le possibilità che la conoscenza (e soltanto essa) ci mette a disposizione. Attraverso il suo sguardo e il suo modo di fare cinema, un regista come Kiarostami (nel quale termini come verità, realismo, narrazione, metafora, si fondono in modo del tutto originale e stimolante) non fa altro che porci di fronte alla diversità in modo diretto, senza filtri, dall'interno e non più con la sprezzante superiorità di chi crede di essere dalla parte migliore del mondo (o del cinema). I bambini di Kiarostami (perché sono loro i soggetti prediletti, anche se non gli unici, del regista iraniano) reclamano un'attenzione nuova, una partecipazione più consapevole e nessuna 'carità', nessun pietismo.

Per questi e per molti altri motivi, tutti ampiamente e meglio trattati nei saggi di questo volumetto, ci sembra indispensabile proporre questi tre splendidi film: ovvero il cinema (e la vita) secondo Kiarostami.

Primo piano su Abbas Kiarostami
I pazienti percorsi di un non dissidente
E il cinema continua ...


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